Biglietto Cumulativo 3 giorni: Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti e Giardino di Boboli

Il biglietto cumulativo è valido 3 giorni consecutivi e permette di accedere una volta ad ognuno dei luoghi che compongono le Gallerie degli Uffizi (la Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti ed il Giardino di Boboli).

Panoramica

Il biglietto cumulativo è valido 3 giorni consecutivi e permette di accedere una volta ad ognuno dei luoghi che compongono le Gallerie degli Uffizi: La Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti e il giardino di Boboli.

Nel form di prenotazione, scegliete la data e ora di attivazione del biglietto presso la Galleria degli Uffizi, che sarà il primo museo da visitare. Sarà necessario presentarsi alla cassa prenotati della Galleria degli Uffizi 15 minuti prima dell'orario confermato nella data scelta. Avrete quindi il giorno dell'ingresso agli Uffizi e i due giorni consecutivi per visitare Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli, negli orari di apertura.

I luoghi inclusi nel biglietto:

  • Galleria degli Uffizi: Una delle più celebri del mondo, la sua collezione conta migliaia di opere provenienti da una passato ricco di creatività e fervida fantasia artistica. Parte della raccolta è frutto delle commissioni delle corporazioni di arti e mestieri che permisero quegli scambi commerciali, culturali e artistici che hanno fatto di Firenze una delle capitali mondiali dell'arte. Altre opere provengono dalle donazioni diplomatiche, dallo spoglio di antichi conventi ed eredità dinastiche. Le sue opere includono artisti come Cimabue, Giotto, Masaccio, Botticelli, Leonardo da Vinci, Michelangelo e Raffaello.
  • Palazzo Pitti: Simbolo del potere della famiglia granducale dei Medici, il Palazzo fu residenza anche delle dinastie Asburgo-Lorena (successori dei Medici dal 1737) e dei Savoia, reali d'Italia dal 1865. Attualmente è sede di quattro musei: il Tesoro dei Granduchi, la Galleria Palatina e gli Appartamenti Reali ed Imperiali, la Galleria d'Arte Moderna e il Museo della Moda e del Costume.
  • Giardino di Boboli: Modello di giardino all'italiana curato inizialmente dalla famiglia Medici, è in sè una collezione di statue antiche e rinascimentali, ornato di grotte - di cui la più famosa realizzata da Bernardo Buontalenti -, e grandi fontane. Il circuito comprende il Giardino di Boboli, l'adiacente Giardino Bardini e il Museo delle Porcellane.

DA SAPERE PRIMA DI PRENOTARE

IMPORTANTE: Dopo aver completato con successo una prenotazione, riceverete due e- mails: la copia del vostro ordine (immediatamente dopo averlo fatto) e la mail di conferma (un giorno lavorativo dopo). Per poter ricevere queste due mail, vi preghiamo di accertarvi di inserire correttamente il vostro indirizzo di posta elettronica e controllare che i filtri anti-spam o antivirus non blocchino le mail dal nostro indirizzo [email protected] Attenzione speciale da parte degli utenti di AOL, Comcast e Sbcglobal.net.

I voucher saranno anche disponibili, un giorno lavorativo dopo la richiesta, alla tua dashboard.

ATTENZIONE: se l'orario richiesto è esaurito, si confermerà automaticamente l'orario disponibile più vicino a quello richiesto (qualsiasi orario), nella stessa data.

Politica di cancellazione

Una volta confermata la visita, è possibile cancellarla e rimborsare il costo dei biglietti non utilizzati meno il costo del servizio.

Orari d'apertura

Galleria degli Uffizi

  • Da Martedì a Domenica: 8:15 - 18:50
  • Chiuso il lunedì
  • Aperture serali straordinarie: tutti i martedì e mercoledì dal 6 giugno al 8 agosto e dal 22 agosto al 26 settembre, dalle 19:00 alle 22:00 (ultimo ingresso prenotabile: 20:30)
Palazzo Pitti
  • Da Martedì a Domenica: 8:15 - 18:50
  • Chiuso il lunedì
Circuito Giardino di Boboli
  • 8:15 - 16:30 (novembre a febbraio)
  • 8:15 - 17:30 (marzo)
  • 8:15 - 18:30 (aprile, maggio, settembre ed ottobre)
  • 8:15 - 17:30 (in ottobre quando si conclude l'ora legale)
  • 8:15 - 19:30 (giugno ad agosto).
  • Chiuso il primo ed ultimo lunedì del mese.

Categorie di prezzo

Biglietto intero

Biglietto ridotto:

  • i cittadini dell’Unione europea di età compresa tra 18 e 25 anni (presentare documento d’identità)

Biglietto gratuito:

  • Ragazzi minori di 18 anni di qualsiasi nazionalità. I visitatori minori di anni 12 devono essere accompagnati
  • i docenti delle scuole statali italiane con incarico a tempo indeterminato (presentare idonea documentazione)
  • i docenti e gli studenti delle facoltà di architettura, di conservazione dei beni culturali , di scienze della formazione e dei corsi di laurea in lettere o materie letterarie con indirizzo archeologico o storico-artistico, delle facoltà di lettere e filosofia (gli studenti devono presentare certificato d’iscrizione all’anno accademico in corso)
  • i docenti e gli studenti delle Accademie di belle arti (gli studenti devono presentare certificato d’iscrizione all’anno accademico in corso)
  • le guide turistiche nell’esercizio della propria attività professionale (esibire una valida licenza, rilasciata dalla competente autorità)
  • gli interpreti turistici, quando occorra la loro opera a fianco della guida (esibire una valida licenza rilasciata dalla competente autorità)
  • il personale del Ministero per i Beni e le Attività culturali
  • i membri dell’ICOM (International Council of Museums)
  • Per ragioni di studio e di ricerca, attestate da istituzioni scolastiche o universitarie, da accademie, da istituti di ricerca e di cultura italiani o stranieri, da organi del Ministero per i Beni e le Attività culturali, ovvero per particolari e motivate esigenze, i capi degli istituti possono consentire ai soggetti che ne facciano richiesta l’ingresso gratuito per periodi determinati

Ingresso gratuito la prima Domenica di ogni mese.

In occasione della Giornata internazionale della donna, l’8 marzo 2017 sarà consentito alle donne l’ingresso gratuito nei musei e nei luoghi della cultura statali.

Scuole:
ingresso gratuito; la prenotazione deve essere effettuata direttamente al museo.

Il costo del servizio ed il costo dell'eventuale mostra saranno dovuti anche per riduzioni, gratuità e giornate di gratuità. Preghiamo notare che all'ingresso del museo verrà richiesto un documento d'identità che giustifichi il motivo della riduzione.

Regole di comportamento

Prima dell’ingresso negli ambienti espositivi, zaini, borse, ombrelli e altri oggetti voluminosi devono essere depositati al guardaroba. Il deposito è gratuito. In alcuni musei prima dell’accesso è previsto il controllo al metal detector.

Galleria degli Uffizi e Palazzo Pitti

Tutti i visitatori sono tenuti a osservare un comportamento conforme alle comuni regole di buona educazione. In generale, non sono ammessi comportamenti di alcun genere, che possono mettere a rischio la sicurezza delle opere o degli altri visitatori. È necessario rispettare le indicazioni generali riportate sulla segnaletica museale e quanto indicato dal personale di sala. È opportuno mantenere un tono moderato della voce. È richiesto un abbigliamento consono all’ufficialità degli ambienti museali (si considera inappropriato, ad esempio, visitare il museo in costume da bagno, o in abiti troppo succinti). È vietato camminare a piedi scalzi e a torso nudo negli ambienti museali.

I visitatori che abbiano meno di 12 anni devono essere accompagnati. I telefoni cellulari devono essere spenti o almeno messi in modalità silenziosa.

È comunque assolutamente vietato:

  • toccare le opere d’arte o avvicinarvi oggetti che potrebbero danneggiarle (con l’unica eccezione dei visitatori ipovedenti e non vedenti, in relazione alle opere incluse nei percorsi loro dedicati)
  • appoggiarsi ai basamenti delle sculture e alle pareti
  • correre negli ambienti museali
  • consumare cibi e bevande nelle aree espositive
  • introdurre bevande in lattina
  • introdurre bevande alcoliche o bevande corrosive (p. e. Coca cola)
  • fumare (il divieto comprende anche le sigarette elettroniche)
  • fotografare con l’uso del flash; fotografare o effettuare riprese video con selfie sticks, stativi e attrezzatture professionali di qualunque genere
  • scrivere o imbrattare i muri
  • abbandonare carte, bottiglie, gomme da masticare o altri rifiuti: usare gli appositi contenitori!
  • introdurre all’interno del museo coltelli e/o attrezzi metallici di vario genere; introdurre qualsiasi tipo di arma da fuoco e/o di materiale pericoloso. È altresì vietato l'ingresso al visitatore armato (anche munito di regolare porto d’armi) ulteriori differenti condizioni dovranno essere previamente comunicate ed eventualmente autorizzate dal Direttore dell’Istituto.
  • Introdurre animali, con l’eccezione dei cani guida per non vedenti, dei servicedog per assistenza ai disabili e degli animali domestici, di cui è certificato il supporto a cure terapeutiche (pet therapy) con certificazioni rilasciate da medici di strutture sanitarie pubbliche.

Il personale di sorveglianza, identificabile dal badge e da apposita divisa, è a disposizione dei visitatori per informazioni sulle collezioni e sui servizi offerti dal museo. Il personale è responsabile della sicurezza delle opere esposte e delle persone e sul rispetto del presente regolamento. I visitatori sono dunque tenuti a attenersi alle indicazioni espresse dal personale di sorveglianza, che all’occorrenza è autorizzato a intervenire e anche ad allontanare coloro che con il loro comportamento mettono in pericolo la sicurezza delle opere d’arte o disturbano gli altri visitatori.

In termini di riprese fotografiche, è permesso scattare fotografie alle opere (ad esclusione di quelle esposte nelle mostre temporanee) ai fini di uso personale e scientifico, non a fini commerciali o per pubblicazioni, per cui va richiesta apposita autorizzazione e corrisposto, ove previsto, il pagamento di un canone.

Si ricorda inoltre che è permesso disegnare e prendere appunti con la matita, o con dispositivi digitali, mentre non è consentito l'uso di colori, cavalletti, leggii e altri supporti o attrezzature ingombranti.


Giardino di Boboli

E' vietato:
  • deturpare o danneggiare sculture, elementi architettonici o di arredo del giardino
  • calpestare i prati dove segnalato o dove transennato
  • cogliere frutti o fiori, salire sugli alberi e appendersi ai rami
  • introdurre bastoni per il nordic walking, biciclette, skateboards o pattini, nonché mezzi motorizzati di qualsiasi tipo
  • introdurre cani e animali in genere anche se al guinzaglio o muniti di museruola, con l’eccezione dei cani guida per non vedenti
  • gettare qualsiasi tipo di rifiuto fuori dagli appositi contenitori
  • accendere fuochi, lasciare sigarette accese o adottare comportamenti che possano provocare rischio di incendio
  • catturare o molestare esemplari della fauna
  • dare da mangiare agli animali
  • giocare a palla, scavare buche, tirare sassi, correre disturbando gli altri visitatori, bagnarsi in vasche e fontane
  • fare schiamazzi o tenere radio accese
  • indossare indumenti o assumere comportamenti che non siano consoni alla dignità del luogo

Adulti e insegnanti devono accompagnare e vigilare su minori e scolaresche.

Per la sicurezza dei visitatori si avverte che il percorso può presentare insidie dovute a differenti profili di terreno, piani di calpestio non uniformi, scalini consunti o resi scivolosi da pioggia o umidità. Si raccomanda inoltre di non camminare su pendii, cigli e scarpate erbose, salire sui parapetti o sporgersi da essi, sostare sotto le alberature in presenza di vento forte, stante il pericolo di caduta rami.

Si ricorda che le riprese fotografiche, cinematografiche o televisive a scopo di pubblicazione o di lucro necessitano di specifica autorizzazione.

La Galleria degli Uffizi

Il Palazzo

Voluto da Cosimo I intorno alla metà del 1500, il Palazzo degli Uffizi fu progettato da Giorgio Vasari. Per la realizzazione del progetto, il Vasari fece abbattere le molte case che occupavano l'area. La costruzione inglobò persino la chiesa di San Pier Scheraggio, riservata al culto fino al 1743. Lo scopo della straordinaria costruzione era ospitare le tredici Magistrature o Uffizi, da cui il Palazzo prenderà il nome, allora ubicate in sedi separate. Alla morte del Vasari, la costruzione del Palazzo degli Uffizi fu affidata al Buontalenti e ad Alfonso Parigi. è del Buontalenti l'edificazione del Teatro Mediceo, all'interno del palazzo.

Costruito per Francesco I nel 1586, il Teatro fu, in seguito destinato ad altri usi: fu, infatti, sede del Senato ai tempi di Firenze Capitale d'Italia. Nell'edificio, inoltre, furono costruiti numerosi laboratori riservati alle produzioni artigianali e artistiche riservate agli ambienti del palazzo. L'edificio ha l'insolita forma del ferro di cavallo: si tratta di due corpi di fabbrica paralleli uniti da un corridoio di collegamento. I due piani della costruzione poggiano su un loggiato sostenuto da colonne e decorato da nicchie entro le quali furono collocate le statue dei fiorentini che si erano distinti dal medioevo all'ottocento.

Oggi il Palazzo degli Uffizi è sede di una delle gallerie d'arte più importanti del mondo: la Galleria degli Uffizi. Nel 1993 il Palazzo fu vittima dell'attentato all'Accademia dei Gergofili, ma si è saputo riportarlo presto al suo splendore originario.

La Galleria

È Francesco I (1541- 1587) a realizzare una Galleria d'arte al secondo piano del Palazzo degli Uffizi per deliziarsi, passeggiando, di una raccolta di pitture, sculture e arazzi della collezione di casa Medici. Dopo le vicende dei lavori di restauro, ammodernamento e adattamento, oggi la Galleria degli Uffizi è una delle più celebri del mondo: una collezione che conta migliaia di opere provenienti da una passato ricco di creatività e fervida fantasia artistica.

La galleria rappresenta il simbolo della vocazione al collezionismo e mecenatismo dei signori della città, degli uomini illustri che l'hanno vissuta. Parte della raccolta è frutto delle commissioni delle corporazioni di arti e mestieri che permisero quegli scambi commerciali, culturali e artistici che hanno fatto di Firenze una delle capitali mondiali dell'arte. Altre opere provengono dalle donazioni diplomatiche, dallo spoglio di antichi conventi, eredità dinastiche.

Sarà l'ultima esponente di casa Medici, Anna Maria Luisa, a rendere la Galleria bene pubblico e inalienabile cedendolo ai Lorena a condizione che restasse un luogo aperto al pubblico. Oggi la Galleria si presenta come una ricca eredità di un passato dai mille risvolti e dalla infinita creatività che ha reso Firenze luogo di incontro e di scambio dei più importanti artisti italiani e stranieri.

Circuito Giardino di Boboli

Il Giardino di Boboli

Il primo nucleo fu acquistato nel 1550 da Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de' Medici, dalla famiglia Pitti. Il progetto di sistemazione del giardino fu intrapreso da Niccolò Pericoli, detto il Tribolo; dopo la sua morte nel 1555, la direzione dei lavori fu assunta da Davide Fortini e successivamente, fra il 1554 e il 1561, da Giorgio Vasari. Anche l'Ammannati vi prestò la sua opera negli anni dal 1560 al 1583 e vi progettò il cortile che ha conservato il suo nome.

Il grande spazio detto dell'Anfiteatro, di forma semiellittica, col quale si sarebbero armonizzate le due ali del cortile progettato dall'Ammannati, fu ricavato dalla grande cava di pietra ai piedi della collina di Belvedere. Questa concezione architettonica unì in un tutto armonico il palazzo Pitti e il giardino di Boboli.

Dopo il 1574 Francesco I fece subentrare come architetto Bernardo Buontalenti, che realizzò la Grotta Grande. . La grotta deriva dalla trasformazione di un vivaio eseguito fra il 1556 e il 1560 su progetto di Giorgio Vasari. Le nicchie ai lati dell'ingresso della grotta ospitano le statue di Bacco e Cerere di Baccio Bandinelli (1552-1556). Negli angoli si trovavano, prima della loro sostituzione con calchi in cemento, avvenuta nel 1924, i Prigioni di Michelangelo. Nei primi anni del Seicento, ai tempi del granducato di Cosimo I (1609-1621), il giardino venne ampliato, sotto la supervisione di Gherardo Mechini e Giulio Parigi, oltre la cinta muraria eretta durante la guerra contro Siena.

La composizione del giardino ebbe come asse ideale l'ampio viale dei cipressi, che conduce al grandioso Bacino dell'Isola, realizzato tra il 1612 e il 1620. A Giulio Parigi si deve anche la Vasca dell'Isola, uno dei luoghi più suggestivi del giardino, originariamente concepita come spazio destinato alla coltivazione di agrumi e fiori. Al centro della vasca si trovava probabilmente una fontana di Venere, fatta sostituire nel 1636 dal granduca Ferdinando II con l'Oceano del Giambologna. Risale sempre al 1636 la collocazione nell'attuale posizione della statua dell'Abbondanza, iniziata dal Giambologna e conclusa da Pietro Tacca.

Nel Settecento la dinastia medicea si estinse e il Granducato passò agli Asburgo-Lorena. Dopo un primo periodo di abbandono, sotto Pietro Leopoldo di Lorena (1765-1790) furono intrapresi ingenti lavori di restauro che interessarono le sculture, le architetture, gli impianti idrici e la vegetazione. Il giardino fu anche dotato di nuovi edifici, fra i quali il Kaffeehaus (1775) e la Limonaia (1777-1778), progettati da Zanobi del Rosso, e la Palazzina della Meridiana, iniziata nel 1776 da Niccolò Gaspero Paoletti.

Una nuova fase di decadenza si ebbe durante la dominazione napoleonica (1799-1814) e in seguito al tentativo della granduchessa Elisa Baciocchi di trasformare Boboli in un giardino all'inglese, mai portato a termine. Con la restaurazione lorenese si riportò Boboli all'aspetto formale che aveva avuto sin dalle sue origini. Nel 1834, sotto Leopoldo II, il giardino subì la distruzione dei labirinti per l'apertura di un grande viale carrozzabile, su progetto di Pasquale Poccianti. Durante questo secolo il giardino è stato lo scenario di celebri spettacoli all'aperto.

Il Museo delle Porcellane

Il Museo delle Porcellane fu istituito nel 1973 nei locali del Casino del Cavaliere, costruzione adiacente a Palazzo Pitti. L'edificio venne costruito su commissione di Leopoldo de' Medici allo scopo di farne una sala di rappresentanza dove ricevere gli artisti al seguito della corte medicea. I Lorena ne fecero un luogo da riservare alle feste di corte dopo lavori di rimaneggiamento e successive aggiunte. In tali ambienti è stata raccolta la parte residua delle collezioni ceramiche medicee, lorenesi e borboniche dalle quali è nato un museo istituito nel 1973.

Il percorso museale che si snoda nelle tre stanze della palazzina, è stato allestito secondo criteri cronologici e tematici. Si parte dalla collezione di porcellane italiane e francesi dell'inizio del XVIII secolo per arrivare alle collezioni della fine del XIX secolo. La prima sala, anticamente riservata ai balli di corte, ospita le collezioni delle Porcellane italiane e francesi.

Parte fondamentale della raccolta è costituita dagli esemplari della Real Fabbrica di Capodimonte, stabilimento napoletano specializzato nelle riproduzioni di manufatti di epoca classica. Da essa provengono le statuine in biscuit raffiguranti divinità e personaggi illustri, i complessi serviti di tazze raffiguranti volti umani ispirati alle sculture di epoca romana, etrusca, egizia e ai volti dei membri delle casate reali.

Di notevole pregio storico e artistico La scuola degli Orsi, scultura in biscuit che rievoca la spensieratezza e le burla di corte. Molti i serviti di tazze e tazzine dalle forme incerte e complesse. Nella stessa sala gli esemplari realizzati dalla Manifattura di Doccia, conosciuta i seguito come Ginori. I serviti di ispirazione giapponese e cinese, i motivi floreali, le decorazioni bianche e blu e i rilievi contraddistinguono la manifattura toscana che fu al servizio dei Lorena per diverso tempo.

Tra le manifatture francesi gli esempi della fabbrica di Vincennes, in seguito detta di Sèvres dal nome della città che la ospitò, con le caratteristiche decorazioni floreali nelle diverse tonalità dell'azzurro e del rosa che racchiudono motivi floreali e scene tratte dai riposi in campagna delle famiglie reali. Molto interessante è l'Alzata per ostriche costituita da una base da cui parte un ramo di conchiglie bianche e blu. A seconda sala sono raccolte le Porcellane Viennesi. Vi si conservano statuine in biscuit in stile neoclassico raffiguranti nobildonne e scene tratte dalla vita di corte e preziosi serviti decorati. Tra essi il servito con le Vedute di Vienna, vasi e vassoi con motivi floreali. L'ultima sala ospita le Porcellane di Meissen e i prodotti di altre manifatture. La fabbrica di Meissen sperimentò per prima la pasta dura con la quale realizzò i famosi Vasi ispirati all'arte decorativa cinese.

Il Giardino Bardini

Il giardino Bardini è uno straordinario belvedere su Firenze: 4 ettari di parco tra la riva sinistra dell'Arno, la collina di Montecuccoli e le mura medievali. In origine era un sistema di orti murati verso Palazzo Mozzi e su tutta la collina retrostante. Nel Settecento Giulio Mozzi, appassionato di giardini, arricchisce la proprietà con un lungo muro fontana con fondali a mosaico polimaterico. A metà Ottocento il giardino barocco viene ampliato con l'acquisizione del confinante giardino anglo-cinese di Villa Manadora, creato da Luigi Le Blanc all'inizio dell'Ottocento.

Nella seconda metà dell'Ottocento i principi Carolath Benten acquistano tutta la proprietà e arricchiscono il giardino di dettagli vittoriani. Nel 1913 l'antiquario Stefano Bardini acquista il complesso composto da Palazzo Mozzi, dal giardino barocco, dal giardino anglo-cinese con una porzione rimasta agricola, e dalla villa Manadora. Bardini costruisce un viale per salire in macchina dall'Arno sino alla villa, distruggendo i giardini murati di origine medievale, e riunifica i due edifici esistenti sulla costa San Giorgio.

Con la morte del figlio Ugo nel 1965 inizia la lunga vicenda dell'eredità conclusa nel 1996 grazie all'allora ministro Paolucci che fa adempiere alle condizioni del defunto. Nel 2000 l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, attraverso la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, inizia il restauro del complesso, durato quasi cinque anni, per restituire al giardino identità, ricchezza compositiva e vegetale. Nel parco agricolo, dove sono stati piantati alberi da frutto della tradizione toscana, si trova un rondò-belvedere dal quale si percorre un tunnel di glicini e si ammirano ben 60 varietà di ortensie.

La scalinata barocca è la parte più scenografica del giardino con il Belvedere sulla città e le sei fontane con fondali a mosaico polimaterico. Lungo la scalinata sono state piantate rose bourboniane e iris rifiorenti; nella parte più bassa si visita un giardino con bordi di erbacee e graminacee e il teatro verde ricavato in una concavità nel giardino.

Nel bosco all'inglese, che faceva parte del giardino anglo-cinese, si trova il prato delle azalee dove si possono ammirare anche felci, viburni, camelie, e una collezione di agrumi. Da via de'Bardi il percorso si snoda in salita verso la villa e consente di ammirare sia il giardino sia i monumenti di Firenze. Raggiunta Villa Bardini si esce nella Costa San Giorgio ed in pochi minuti si arriva al Giardino di Boboli e si può ridiscendere verso la città, percorrendo complessivamente circa 7 km nel verde.

Palazzo Pitti

Palazzo Pitti

Situato nella prima grande piazza della zona che i fiorentini chiamano "Diladdarno", Palazzo Pitti domina incontrastato da una piccola altura ai piedi della collina di Boboli.

La sua costruzione fu commissionata, nella seconda metà del 1400, dal banchiere Luca Bonaccorso Pitti a Filippo Brunelleschi, ma il progetto è oggi attribuito a Luca Fancelli che ideò e iniziò l'edificazione del primo palazzo esterno alle mura della città. Il palazzo ha avuto una lunga storia di lavori di costruzione e di ampliamento durati circa quattro secoli.

La prima versione di Palazzo Pitti fu quella di un corpo di fabbrica di dimensioni ridotte rispetto all'odierno. Prevedeva due piani rivestiti con le rustiche bugne di pietra. Lo stile architettonico rinascimentale, sobrio ed armonico, era impreziosito da elementi classici di ordini dorico, ionico e corinzio. Furono i successivi ampliamenti a dare al palazzo la configurazione attuale. Intorno al 1550 il Granduca Cosimo I dè Medici lo acquistò per farne la residenza di famiglia e nel 1558 commissionò i lavori di modifica a Bartolomeo Ammannati che inserì nel prospetto grandi finestre dette inginocchiate e realizzò il cortile porticato.

La costruzione e l'allestimento del grande giardino, detto di Boboli dall'omonima collina, furono commissionati a Niccolò Tribolo. Nel 1565 il Granduca volle la costruzione di un corridoio sopraelevato che permettesse alla famiglia di muoversi, senza il pericolo di attentati, fino a piazza della Signoria. Il Progetto fu commissionato al Vasari. Nel 1618 i lavori continuarono sotto la direzione di Giulio da Parigi che allungò l'edificio con altri due corpi di fabbrica a due piani. Altri interventi si ebbero nel 1640 con Alfonso da Parigi sotto la cui direzione il palazzo assunse l'attuale lunghezza.

Ciò che oggi possiamo ammirare, però, è il risultato delle successive modifiche apportate dai Lorena che completarono la facciata con l'aggiunta dei due "rondò" laterali che protendono il palazzo verso la piazza quasi a volerla abbracciare. Fu il Granduca Ferdinando II a volere la decorazione delle sale di rappresentanza della residenza estiva, al piano terra, e della residenza invernale al primo piano in vista delle nozze con Vittoria della Rovere. Furono chiamati artisti di grande fama come Giovanni da Sangiovanni e Pietro da Cortona la cui opera contribuì a rendere il palazzo una vera e propria reggia.

L'ultimo corpo aggiunto alla costruzione fu la palazzina della Meridiana, in stile neoclassico, commissionata alla fine del 1700 a Gaspare Maria Paoletti e Pasquale Poccianti da Pietro Leopoldo. Palazzo Pitti, che nel tempo ha avuto funzioni diverse, è oggi sede importanti musei (Argenti, Porcellane, Costume, Carrozze, Galleria d'Arte Moderna, Giardino di Boboli) attraverso i quali è possibile visitarne gli ambienti, i fasti di corte e lo splendore di un'epoca lontana che ha saputo tramandarsi fedele e immutata nel corso della storia.

La Galleria Palatina

La storia di questa galleria si lega in maniera inscindibile alla storia del collezionismo e mecenatismo dei Medici, in particolare del cardinale Leopoldo (1613-1675), del cardinale Giovan Carlo (1611- 1663), del principe Ferdinando (1663-1713). Le opere che essi raccolsero, avevano scopo e fruizione privata, mentre la galleria di rappresentanza era quella degli Uffizi. Grazie all'interessamento degli Asburgo Lorena (1737-1848) le collezioni furono incrementate e furono riunite negli appartamenti della famiglia Medici. Sotto Ferdinando III e Leopoldo II fu sistemata la quadreria di palazzo, così come oggi la vediamo. La Galleria fu aperta a un pubblico selezionato solo nel 1833.

La visita si svolge al primo piano di palazzo Pitti e tocca ventotto sale. L'ingresso è preceduto da alcuni ambienti: l'Anticamera degli Staffieri, la Sala delle Statue, la Sala delle Nicchie. Segnaliamo, nella Sala delle Statue, l'opera "il Cavadenti" che, dagli esami radiografici del 1991, è attestata l'autografia a Caravaggio. La tela risulta a Firenze dal 1637 e si annovera tra le opere dell'ultimo periodo dell'artista. Non ci si può allontanare dalla sala senza aver prestato attenzione all'opera Cristo risorto di Rubens (1616 ca.) per la particolarità iconografica.

Dalla sala di Venere alla sala dell'Iliade (Sale dei Pianeti), il percorso è rettilineo. Le sale sono disposte in sequenza e comunicanti. Percorrere le sale dei pianeti: Venere, Apollo, Marte, Giove, Saturno, è un'esperienza molto bella se volgiamo lo sguardo alle decorazioni a affresco e stucchi delle cinque volte, eseguite negli anni 1641-1647 da Pietro da Cortona (Cortona, 1596 - Roma 1669) e ultimate dal suo allievo Ciro Ferri (1659- 1661; 1663-1665). Le stanze furono dedicate ai pianeti, si suppone in onore di Galileo Galilei, protetto dai Medici. Il tema fu consigliato da Michelangelo Buonarroti il Giovane: complesso programma allegorico volto a celebrare le glorie medicee. Il protagonista della narrazione dipinta è il futuro Cosimo III, figlio del granduca Ferdinando II (gli succederà nel 1670), insieme a Ercole.

La Galleria d'Arte Moderna

L'antico scenario di Palazzo Pitti apre le sue porte alla Galleria d'arte Moderna. Gli appartamenti abitati dalla famiglia reale fino al 1920 sono oggi trenta sale di capolavori della pittura italiana e, soprattutto, toscana del Neoclassicismo, del Naturalismo, dei Macchiaioli. Gli immaginari fasti di sale, di duchesse e nobildonne si raccontano agli occhi dello spettatore che, attonito, viaggia nelle storie sussurrate da attenti narratori.

Il percorso inizia col bello e ideale del Neoclassicismo toscano: volti vigili di grandi esponenti delle potenti famiglie nell'Italia preunitaria: Demidoff, Asburgo, Lorena (sala 1-2). Lo storicismo della pittura Romantica nel forte corpo di 'Sansonè ritratto da Francesco Hayez (sala 5). Abili le fisionomie e i ritratti di Antonio Ciseri ai tempi di Firenze capitale (sala 7-8 ). In un prosieguo di colori caldi e gioia di vita, gli esempi delle scuole di paesaggio di metà '800 e la collezione privata donata alla Galleria da Diego Martelli: una raccolta che unisce l'amore per il Naturalismo e per l'Impressionismo.

Le calde tele di Adriano Cecioni, scultore, pittore e scrittore fiorentino, che ha immortalato le vicissitudini delle campagne di indipendenza italiane e dell'età postunitaria (sala 12-13). Autorevoli i dipinti a soggetto romanzesco di Giovanni Fattori: 'Maria Stuarda al campo di Crookstone' e 'Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta' (sala 12-13): l'incerto esito di due battaglie che sembrano non aver premiato né vincitori, né vinti.

Le scene seguono gli eventi: il passaggio di capitale da Firenze a Roma, la fine del Risorgimento e l'Unificazione d'Italia suggeriscono nuovi soggetti e gli interessi si spingono altrove: di Riccardo Nobili 'In birreria' (sala 17).

I Macchiaioli, nel più autorevole rappresentante del Caffè Michelangelo, Giovanni Fattori, in uno scenario in cui la questione 'Macchia' predomina gli interessi pittorici della seconda metà dell'800: 'Libecciata' (sala 18).

La sala 25 ospita un grande esempio del collezionismo italiano, una raccolta di 43 dipinti creata dall'industriale Emilio Gagliardini nel secondo dopoguerra: paradigmatico il dipinto 'Luci ed ombre a Palestrina' di Vincenzo Cabianca (nella foto a lato con 'Studio di donna' del 1862).

Il '900 a Firenze impone una nuova cultura figurativa: l'attenzione si sposta sulle inquietudini dell'uomo e del mondo che lo circonda attraverso una forte esigenza di nuove tendenze che esprimano vitalità: di Felice Carena 'Nudo di donna' (sala 27).

Un finale di percorso libero da influenze straniere riporta alla tradizione italiana del Naturalismo negli esempi di Baccio Maria Bacci e Libero Andreotti (sala 29-30).

I volti e i paesaggi; il gioco dei fanciulli e l'animosità della guerra; la vita quotidiana e i fasti di corte, in un ambiente di porte surrealiste che si aprono su mondi passati, sulla Toscana e sulla vita sussurrata dai tratti ora forti ora tenui di grandi maestri e sconosciuti narratori.

Il Museo del Tesoro Granducale o degli Argenti

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ccupa l'ala sinistra di Palazzo Pitti, residenza estiva della corte medicea. Istituito nel XIX sec. I 25 suggestivi ambienti esortano lo spettatore ad una visita attenta delle preziose collezioni. La gran parte degli oggetti proviene dal famoso Tesoro di Salisburgo portato a Firenze da Ferdinando III di Lorena, mentre i vasi in pietre dure provengono dalle collezioni di Pietro e Lorenzo de Medici. Il percorso inizia dalla Sala di Luca Pitti che ospita 8 busti medicei e l'albero genealogico della famiglia Medici. Si passa poi alla Sala affrescata da Giovanni da San Giovanni. La terza è la Sala di Lorenzo o Sala Buia che accoglie alcuni oggetti appartenuti a Lorenzo de Medici.

Attraverso la Cappellina si accede alle tre grandi Sale di Rappresentanza, le uniche affrescate e utilizzate per accogliere i visitatori dei Granduchi. Si prosegue con la Sala degli Avori provenienti dal bottino di guerra dell'assedio di Coburgo e la Sala degli Avori e Reliquiari della cappella di Palazzo Pitti.

Una scala segreta porta al I piano, cuore del tesoro del Museo: le Sale dei Cammei e dei Gioielli appartenuti ad Anna Maria Luisa de Medici. Le due Sale successive ospitano il tesoro di Salisburgo. Attraverso la Loggetta, si arriva alla Sala Orientale e alle Sale delle Porcellane cinesi e giapponesi, percorrendo le quali si accede alla sala delle Donazioni e alla Sala dei Calchi in gesso di grandi piatti in argento. Ritornando al piano terra troviamo la preziosa raccolta di ambre e, infine, la Sala delle Pietre Dure.

Museo della Moda e il Costume

Nel cuore di Palazzo Pitti, la moda è il centro della storia e forma di arte: la voce narrante di feste e della vita di ogni giorno diventa protagonista del presente e del passato.

Situato in un piccolo edificio della Meridiana dde palazzo pittila galleria del costume consiste in 13 stanze dove circa 600 abiti e accessori sono esposti, con rotazioni biennali sui manichini che sono disegnati per mostrare i personaggi, stili e dimensioni della varie epoche. La decisione di cambiare la disposizione dei costumi ogni due anni è determianta dal fatto di preservarli.

In questo modo i costumi non vengono danneggiati dalla luce del sole e dalla lunga esposizione. Questo costante cambiamento fa della galleria una istituzione con nuove idee ed eventi, e permette di mostrare tanti costumi quanto è possibile.

Questo unico museo fu fondato nel 1983 da K.Aschengreen Piacenti e copre il periodo tra 18.o secolo e il presente. Recentemente gli abiti funebri di Cosimo I dè Medici, di Eleonora di Toledo e suo figlio don Garcia hanno arricchito l'esposizione con costumi del 16.o secolo.

L'esposizione inizia con una selezione di abiti per donna dal 18.o e 19.o secolo. L'eleganza della linea, miscelata con la ricchezza delle stanze, richiama antichi cameo: preziosi e aristocratici, sinuoso e civettuoli, le donne erano le stelle dell'epoca. La scena cambia passando alla sezione dedicata alla moda femminile fra le due guerre. Il Fascismo voleva una donna che fosse moglie e madre e vestita con abiti dalle linee sobrie e severe. Non c'era spazio per alcuna frivolezza: una donna interpretava il suo ruolo nei sobri e pratici abiti del regime. Una particolare sezione della galleria ospita la meravigliosa collezione di Flora Wiechmann Savioli, dove possiamo ammirare i gioielli creati dall'artista dal 1958 al 1968: collane, pendenti, gioielli fatti in acciaio, argento e altri metalli poveri lavorati a mano in semplice e moderna linea geometrica.

Alla fine la Collezione Ferrè, recente donazione che lo stilista fece alla galleria per la sua riapertura dopo lunghi restauri. Una ricca selezione di modelli creati ed esibiti in un originale manichino della sala ball: fantasia e colore sottolineano il gusto per l'arte della decorazione che caratterizza il lavoro del famoso stilista.

Chiusura Museo della Moda e il Costume

Attenzione: per lavori di allestimento il Museo della Moda e Costume di Palazzo Pitti sarà parzialmente aperto da martedì 13 novembre a domenica 18 novembre 2018 (rimane visibile soltanto il primo corridoio sale 1-6), e chiuderà completamente da lunedì 19 novembre 2018 fino al 7 gennaio 2019 compresi.

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