Palazzo Vecchio: Leonardo e Michelangelo

In un momento unico della storia, Leonardo e Michelangelo hanno lavorato a poca distanza l'uno dall'altro: il risultato è affascinante.

Panoramica

  • Per chi: per tutti, a partire dagli 8 anni di età.
  • durata: un'ora e trenta minuti
  • numero massimo dei partecipanti: 25 persone
  • quando: lunedì e sabato
  • orari: 11,30 - 15,00 - 16,30

Palazzo Vecchio

All’inizio del Cinquecento, in Firenze operano Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti che, fra il 1504 e il 1505, si confrontano all’interno del Palazzo, dove il Gonfaloniere a vita Pier Soderini ha commissionato la realizzazione di due grandi dipinti: la battaglia di Anghiari e la battaglia di Cascina, nella Sala del Maggior Consiglio – oggi Salone dei Cinquecento.

Ma Michelangelo non trasferì mai sul muro il cartone preparatorio ricco di ignudi della battaglia di Cascina, mentre Leonardo abbandonò il groppo di cavalli e cavalieri della battaglia di Anghiari che aveva iniziato a dipingere, a seguito del deterioramento dei colori. Tuttavia in Palazzo Vecchio i segni della presenza dei due artisti sono numerosi: nel Quartiere di Eleonora è esposta una delle molte copie tratta dalla mischia di cavalli e cavalieri leonardiani; nel Salone dei Cinquecento è collocato il gruppo marmoreo del Genio della Vittoria realizzato da Michelangelo; sull’arengario di Palazzo Vecchio, la copia del David di Michelangelo ricorda che l’eroe era stato posizionato davanti alla facciata del Palazzo, quale simbolo della Repubblica fiorentina vittoriosa; mentre il Vasari ritrae entrambi gli artisti fra gli illustri personaggi che il papa Leone X eleva alla porpora cardinalizia nel 1517.

La narrazione, attraverso parole, immagini e suoni, tratteggia, come nelle “vite parallele”, le storie di questi due grandi artisti, così lontani l’uno dall’altro per carattere, ideali e sensibilità e il loro rapporto con il Palazzo, che, l’incontro con Pier Soderini concreta con le ragioni e gli affanni di un Gonfaloniere impegnato nella troppo lunga ed estenuante guerra contro Pisa e che, dalle due battaglie dipinte intendeva, forse, trarre linfa vitale per Fiorenza e il suo governo: ”se avremo queste due vittorie sul muro, seguendo l’esempio della sorte altrui, abbiamo già vinto..”.

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