Parco Archeologico Valle dei Templi e Museo Archeologico di Agrigento

Biglietto cumulativo Parco Archeologico Valle dei Templi e Museo Archeologico di Agrigento


Info Prenotazione

Parco Archeologico Valle dei Templi: Aperto da lunedì a venerdì dalle 08:30 alle 19:00, sabato dalle 8:00 alle 19:00.

Museo Archeologico di Agrigento: Aperto da martedì a venerdì dalle 9:00 alle 19:00, lunedì e domenica dalle 9:00 alle 13:00.

La biglietteria sospende il servizio mezz'ora prima della chiusura del sito .

Selezionando audioguida la visita include anche questo servizio, in cui sono state caricate in diverse lingue informazioni storiche, artistiche, mitologiche ed architettoniche affinché il visitatore possa scoprire i misteri ed i segreti della Valle dei Templi. Lingue Italiano e Inglese.

I biglietti prenotati devono essere ritirati esibendo il voucher di conferma presso il bookshop sito in Piazzale Hardcastle, piazzale del posto di ristoro, presso il Parco Archeologico Valle dei Templi.

Politica di cancellazione: le cancellazioni devono essere fatte almeno un giorno lavorativo prima della visita per poter ottenere il rimborso dei biglietti non utilizzati meno il costo del servizio; cancellazioni successive e no show non sono rimborsabili.

Parco Archeologico Valle dei Templi e Museo Archeologico di Agrigento

Il Parco abbraccia un'area molto estesa, all'interno della quale affiorano i resti delle civiltà che ci hanno preceduto: mura, necropoli, case, edifici pubblici e santuari aperti. Ma ciò che attira ogni anno milioni di visitatori è soprattutto la strabiliante processione di splendidi templi dorici.

Dalla colonia rodio-cretese di Gela, fondata al principio del VII secolo (689-688 a.C.), ha origine nel 581 la fondazione della sottocolonia di Akràgas per opera dei due ecisti Aristonoo e Pistilo in cui tradizionalmente si vuole riconoscere la duplice provenienza dei coloni, da Rodi e da Creta.

Il periodo di maggiore splendore della città coincide con i primi due secoli della sua vita, segnati dalle tirannidi di Falaride e di Terone (VI- V sec. a.C.). La storica vittoria ad Himera dei greci sui cartaginesi, nel 480 a.C., oltre che portare ad Akràgas un enorme bottino segnò per la città un periodo di prosperità e potenza che diede vita alle grandi opere pubbliche, templi e acquedotti. La corte di Terone (tiranno di Akràgas tra il 488 e il 471 a.C.) era frequentata da grandi poeti come Simonide e Pindaro il quale potè salutare, nella patria del flautista Midas, Akràgas "la più bella delle città dei mortali; l'amica del fasto, sede di Persefone".

Al periodo della democrazia (471-406 a.C.), che vede affermarsi l'autorità e la personalità di Empedocle, si deve una ripresa dell'attività edilizia con la costruzione della maggior parte dei templi agrigentini. Un conflitto di confine tra Segesta e Selinunte provoca alla fine del V sec. a.C., un secondo intervento cartaginese in Sicilia (409 a.C.) e Agrigento fu direttamente investita; dopo un lungo assedio nel 406 fu presa dai cartaginesi e abbandonata dagli abitanti che nel 405 a.C. poterono ritornarvi a condizione di non fortificarsi e di pagare un tributo a Cartagine. Con Timoleonte (338-334 a.C.) riprende un periodo di sviluppo e prosperità per Akràgas, quando nuovi coloni provenienti da Elea (Velia) si aggiungono alla vecchia popolazione: vennero ricostruite le mura. Durante le guerre puniche, Agrigento (con Eraclea Minoa) diventa base di operazioni cartaginesi contro i Romani.

Il periodo è segnato dall'assedio romano del 262 a.C. che provoca la capitolazione della città dopo circa sei mesi, nel 261 a.C., e da quello cartaginese del 255 a.C. per la riconquista della città, mentre una guarnigione romana e gli abitanti superstiti si asserragliano nel Tempio di Zeus Olimpico trasformato in fortezza. Nella seconda guerra punica Akràgas fu ancora dalla parte dei Cartaginesi che vi posero un presidio (214 a.C.) fino a che la città, tradita da mercenari numidi, fu presa dal Console Levino nel 210 a.C.

Nell'ordinamento romano delle province di Sicilia, Agrigento fu compresa tra le civitates decumanae tenute a dare a Roma ogni anno una decima parte dei loro proventi agricoli. Ebbe "status" municipale sotto Augusto. Dagli scavi è documentata una particolare floridezza tra II - III sec. d.C. in relazione al fiorente commercio dello zolfo. L'epoca bizantina è testimoniata dalle fonti e dalla presenza di necropoli e sedi di culto: nell'area catacombale, dove il Tempio della Concordia viene riutilizzato come Chiesa; nell'area della città abbandonata e alle falde nord-est della collina dei Templi, dove è sita una "Basilicula suburbana".

Inserito in un complesso archeologico monumentale all’interno del quale sono stai identificati l’agorà superiore ed i principali edifici pubblici della città antica, il Museo San Nicola è uno dei musei più visitati dell’isola. La struttura ospita capolavori dell’arte greca conosciuti in tutto il mondo.

A Giuseppe Picone si deve la prima raccolta dei reperti delle necropoli agrigentine, prima nella cappella di Santo Spirito e poi presso il Municipio. L’attività del museo tuttavia prende forte vigore nel 1924, con la direzione di Giovanni Zirretta, con le ricerche condotte da Pirro Marconi e Alexander Hardcastle, e ancor di più con l’istituzione della Soprintendenza alle Antichità per le province di Agrigento e Caltanissetta.

L’edificio del museo, costruito nel 1960, occupa una parte del versante sud del poggetto di San Nicola. Sotto il profilo museografico, il Museo, opera dell’architetto Franco Minissi, è stato definito una delle espressioni più valide della moderna museografia europea: ciò non solo per le valenze architettoniche del risolto accostamento al complesso monumentale preesistente, classico e medievale, ma anche per la sua organizzazione scientifica nella sistemazione dei materiali e nell’apparato illustrativo e didattico a commento delle collezioni; si colloca nell’ambito della cosiddetta “agorà alta” della città classica tra il bouleuterion e l’ekklesiasterion di età ellenistica, rispettivamente a Sud e a Nord, e la chiesa con il monastero di San Nicola a Est. Le collezioni sono distribuite secondo un criterio storico-cronologico e topografico e con un percorso di visita continuo che riconduce il visitatore, alla fine, nello stesso punto di ingresso.

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